La gatta sul tetto che scotta – Teatro Franco Parenti Milano – Stagione 2025/2026

Valentina Picello e Fausto Cabra al Teatro Franco Parenti con “La gatta sul tetto che scotta”.

La gatta sul tetto che scotta - Teatro Franco Parenti Milano - Stagione 2025/2026

Valentina Picello e Fausto Cabra al Teatro Franco Parenti, dal 10 al 15 febbraio 2026, con lo spettacolo “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams, con la regia di Leonardo Lidi

 



 

Considerato uno dei testi più controversi e potenti del teatro americano del Novecento, torna sulle scene italiane La gatta sul tetto che scotta. Nella sala Grande del Teatro Franco Parenti dal 10 al 15 Febbraio una versione che restituisce la radicalità originaria voluta dall’autore; traduzione di Monica Capuani, regia di Leonardo Lidi.
Con questo spettacolo il regista prosegue il proprio percorso artistico sui grandi autori del Novecento, tornando a Tennessee Williams dopo l’esperienza con Čechov. Un ritorno che non guarda al passato con nostalgia, ma utilizza il repertorio come materia viva per interrogare il presente e le sue contraddizioni.

Ambientata nel Sud degli Stati Uniti, la vicenda si svolge durante il compleanno di Big Daddy Pollitt, potente proprietario terriero, riunito con la famiglia nella grande tenuta del Mississippi. L’uomo ignora di essere affetto da un cancro terminale, mentre attorno a lui si consuma una feroce battaglia per l’eredità. In questo contesto emergono le fratture profonde che attraversano la famiglia: l’avidità di Gooper e Mae, l’ipocrisia della madre, il silenzio autodistruttivo di Brick e la disperata determinazione di Maggie, la “gatta”, che rifiuta di precipitare nel vuoto sociale ed economico da cui proviene. Il cuore drammatico dell’opera risiede nel rapporto tra Brick e Maggie: un matrimonio privo di intimità, segnato dall’alcolismo di lui e dal lutto irrisolto per la morte di Skipper, l’amico fraterno la cui presenza aleggia come un fantasma. La regia di Lidi rende visibile questo spettro, trasformandolo in una figura che attraversa la scena e porta con sé la verità, mentre la famiglia si aggrappa a una rappresentazione falsa di sé.

Lidi affronta il dramma come un dispositivo politico ed emotivo, capace di parlare direttamente al presente attraverso la messa a nudo delle dinamiche familiari, delle ipocrisie sociali e delle forzature ideologiche legate all’identità, al genere e alla sessualità. La messinscena costruisce uno spazio astratto e simbolico: dentro una scenografia bianca e marmorea – tomba di e della famiglia – si consuma il dramma crudo e irriverente che valse il secondo Pulitzer al grande drammaturgo. In questa regia, il testo è più nudo e contemporaneo che mai e ritrova la sua scomoda verità: non un melodramma ma un “ridicolo presepe vivente” – come lo definiva lo stesso autore – in cui ogni ruolo sociale è una gabbia. Il ridicolo, l’eccesso e l’ironia diventano strumenti teatrali di smascheramento, capaci di mettere in crisi lo spettatore e di restituire al testo tutta la sua carica perturbante. In questa prospettiva Maggie assume un valore fortemente contemporaneo: una donna costretta a fingersi madre per essere riconosciuta come tale dalla società e dalla famiglia, simbolo di un sistema che continua a legare l’identità femminile alla funzione riproduttiva. La sua lotta non è soltanto privata, ma politica, e attraversa il dramma come un grido di resistenza.

In scena una compagnia affiatata e di grande intensità interpretativa: Valentina Picello dà corpo e voce a una Maggie vibrante, combattiva e vulnerabile, mentre Fausto Cabra restituisce tutta la fragilità e l’opacità emotiva di Brick. Accanto a loro, Orietta Notari e Nicola Pannelli compongono una coppia genitoriale potente e grottesca, incarnazione delle contraddizioni del potere familiare. Giuliana Vigogna e Giordano Agrusta interpretano con precisione e sarcasmo la coppia opportunista formata da Mae e Gooper, mentre Riccardo Micheletti porta in scena Skipper come presenza spettrale e perturbante. Completano il cast Greta Petronillo, nei panni della Bambina, e Nicolò Tomassini nel ruolo del Reverendo. L’impianto visivo dello spettacolo è affidato alle scene e alle luci di Nicolas Bovey, che costruiscono uno spazio astratto e monumentale, capace di trasformarsi in architettura emotiva del dramma. I costumi di Aurora Damanti dialogano con la scena in una sintesi tra realismo e astrazione simbolica, mentre il paesaggio sonoro ideato da Claudio Tortorici accompagna e amplifica la tensione emotiva della narrazione.

NOTE DI REGIA:
Mi sorprende sempre pensare che l’ultimo testo di Tennessee Williams, l’ultimo di cui le cronache hanno sentito parlare, sia una riscrittura personale del Gabbiano di Čechov, suo autore preferito. The Notebook of Trigorin è infatti una vera e propria dedica di un ammiratore al suo idolo da ragazzo. Questo amore, questa continuità, ha creato nella drammaturgia del secolo scorso un vero e proprio filo rosso che parte da Anton Čechov, passa da Tennessee Williams e si conclude con alcuni film di Woody Allen.
La società è raccontata tramite la famiglia e le proprie contraddizioni, le tantissime, le tonnellate di storie d’amore, le battute che tornano e che si rincorrono tra un autore e l’altro. E così io, in questo viaggio personale, concluso il mio triennio Čechov (che non poteva, appunto, non partire da Gabbiano), mi trovo ora quasi obbligato a tornare su Tennessee Williams. E dico tornare perché è una casa che ho già abitato qualche anno fa con la messa in scena, discussa nella sua particolare ambientazione circense, del mio Zoo di vetro. Ora torno a Williams per lasciare Čechov senza lasciarlo. Torno a Williams perché credo che sia l’autore più utile a comprendere l’importanza dell’analisi della società attraverso la lente famigliare. Williams utilizza il ridicolo (e quindi ecco il perché dei miei clown tristi) per raccontare la tradizionale famiglia americana del Sud, la sua incapacità di avanzare, ferma in un ricordo, pronta a distruggere pulsioni sessuali “nocive” e a nascondere tutta la polvere della società occidentale sotto il tappeto.
Leonardo Lidi



More info:

La gatta sul tetto che scotta

 

Di: Tennessee Williams
Dove: al Teatro Franco Parenti di Milano
Quando: dal 10 al 15 febbraio 2026
Chi: Valentina Picello, Fausto Cabra, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo, Nicolò Tomassini
Regia: Leonardo Lidi