Recensione concerto Sparks “MAD! Tour” – Milano Teatro degli Arcimboldi – Stagione 2024/2025
Recensione del concerto degli Sparks “MAD! Tour” al Teatro degli Arcimboldi

La recensione di Teatro a Milano
a cura di Valeria Laudi
Mad for Sparks!
Recensione del concerto Mad, gli Sparks per la prima volta a Milano al teatro degli Arcimboldi
Metti una sera di luglio, piacevolmente fresca per un raro vento da nord che spazza via afa e umidità, quella voglia di andar fuori che ti fa superare la pigrizia di poltrire sul divano, insieme alla curiosità per il concerto di una band della quale hai sentito parlare poco, e conosci ancora meno.
Detto, fatto. Esci, arrivi al teatro degli Arcimboldi, e compri il biglietto per l’unica tappa italiana del Mad Tour degli Sparks. Un duo americano che, sebbene abbia pubblicato 28 album in 50 e passa anni di carriera, prima d’ora il nostro Paese l’aveva praticamente visto soltanto in cartolina.
Guardandoti intorno nel foyer, ti viene subito il sospetto che potrebbe essere una serata di quelle sorprendenti. Il pubblico è a dir poco folkloristico. Età media elevata (minimo +60), ma non si contano i capelli lunghi, a volte lunghissimi, spesso incolti, le magliette logate Sparks, indossate con un abbigliamento tra il metallaro convinto e il nostalgico figlio dei fiori. Completa l’insieme un’andatura ciondolante, di quelli che hanno già fatto il pieno… Insomma una specie di Woodstock, ma meno hippie e più rock.
Dentro il teatro il venditore di gadgets ha una fila fuori che non si è mai vista neppure ai concerti dei Ramones (che peraltro guadagnavano di più con le magliette che con i dischi).
Tra lo stupito e il perplesso, ma soprattutto con grandi aspettative, attendi con trepidazione che si spengano le luci. Dopo neanche un minuto di Start, il brano di apertura, la musica a tutta palla ti entra dentro, ritmata e potente. Bastano soltanto altri due brani per domandarti come hai fatto a non averli ascoltati prima, anche perché è dal 1970 che i due fratelli Mael snocciolano canzoni incredibili, una più pazzesca dell’altra.

Formazione super classica, due chitarre, basso, batteria, tastiera e voce. Nessun fronzolo, nessun marchingegno moderno. Solo musica ruvida che ti arriva al cervello senza nemmeno passare dalle orecchie. I due ragazzi (quasi 160 anni in due) sono semplicemente favolosi. La musica è geniale, ma etichettarla con una definizione precisa è quasi impossibile. Ogni pezzo che suonano richiama alla mente melodie e sonorità ben conosciute, spesso molto differenti tra loro, che spaziano dai Queen a David Bowie, dagli ABBA a Brian Ferry, passando per i Devo, con un tocco di vaudeville, disco, techno ed elettronica. Un mix esplosivo che ti fa battere il tempo per tutto il concerto, ma vorresti tanto alzarti in piedi a ballare.
Russell Mael, il fratello più giovane, è il frontman del gruppo. Canta sempre con il microfono in mano, anche perché non sta fermo un secondo, con una energia tale che, visto dalle ultime file della platea bassa non gli si dà nemmeno la metà dei suoi 77 anni. Il fratellone Ron, 80 tra pochi giorni, è scenicamente l’opposto. Immobile o quasi, seduto alla sua tastiera, sembra non muovere nemmeno un muscolo, le mani inchiodate sullo strumento, dove invece le dita corrono rapide e precise.

Gli Sparks sono stati descritti come “la band preferita della tua band preferita”, e va detto che la frase calza a pennello. Iconici, anticonformisti e sempre un passo avanti, questi ragazzi irresistibili hanno contagiato e influenzato quasi tutti i gruppi musicali in attività dal 1970 in avanti. Alcuni lo hanno dichiarato apertamente, come i Duran Duran, i Depeche Mode o Siouxsie and the Banshees, ma pure i nostrani Enrico Ruggeri con i Decibel. Insomma, in un modo o nell’altro in tanti devono qualcosa a questo duo geniale.
Poco meno di un paio d’ore di concerto scorrono praticamente senza un attimo di pausa, con una ventina di pezzi che raccolgono il meglio del meglio del gruppo californiano dai primi anni ’70 a oggi. Dagli esordi fino all’ultimo album “Mad”, passando per tracce scritte in collaborazione con mostri sacri della musica come Giorgio Moroder, gli Sparks hanno presentato una vera e proprio enciclopedia della musica pop-rock a cavallo del millennio. Una grande band per un grande show, in cui un impianto luci da urlo e un’acustica perfetta hanno contribuito ancora di più ad innalzare l’altissimo livello qualitativo della performance.
Peccato per il pubblico, non così numeroso, che ha però fatto sentire la sua voce con entusiasmo ed energia dall’inizio alla fine dello spettacolo.
Quando si assiste a concerti come questo non ci si può non domandare perché gli stadi siano sold out con ragazzini che cantano con l’auto-tune, talvolta non sapendo nemmeno cosa sia la vera musica, mentre professionisti come gli Sparks fanno fatica a riempire un teatro.
Il mondo cambia, sarà pur vero, ma a me gli interpreti di questa generazione fanno letteralmente impazzire. Penso che abbiano ancora tanto da dire e dare, e non mi riferisco soltanto agli Sparks. Per fortuna il teatro degli Arcimboldi dà sempre spazio agli evergreen settanta-ottanta-novantenni, come quest’anno nel caso di Baglioni, Ranieri, Tozzi, Cocciante, Toquinho, e prima di loro a Edoardo Bennato e Ornella Vanoni, che con le loro interpretazioni eccezionali hanno fatto sognare il pubblico un po’ di tutte le età.
Scaletta
So May We Start
Do Things My Own Way
Reinforcements
Academy Award Performance
Goofing Off
Beat the Clock
Please Don’t Fuck Up My World
Running Up a Tab at the Hotel for the Fab
Suburban Homeboy
All You Ever Think About Is Sex
Drowned in a Sea of Tears
JanSport Backpack
Music That You Can Dance To
When Do I Get to Sing “My Way”
The Number One Song in Heaven
This Town Ain’t Big Enough for Both of Us
Whippings and Apologies
Lord Have Mercy
Bis:
The Girl Is Crying in Her Latte
All That
More info:
MAD! Tour
Dove: al Teatro degli Arcimboldi
di Milano
Quando: 8 luglio 2025
Chi: Sparks

