Recensione concerto Steve Hackett – Milano Teatro degli Arcimboldi – Stagione 2025/2026
Recensione del concerto di Steve Hackett “Genesis Greats, Lamb Highlights & Solo” al Teatro degli Arcimboldi

La recensione di Teatro a Milano
a cura di Valeria Laudi
Recensione del concerto di Steve Hackett “Genesis Greats, Lamb Highlights & Solo” al Teatro degli Arcimboldi
Dopo aver chiuso in bellezza con gli irresistibili Sparks, la stagione 2025/2026 del Teatro degli Arcimboldi di Milano inizia con il botto. Accompagnato dalla sua band di musicisti di razza, on-stage c’è infatti nientemeno che Steve Hackett, uno dei chitarristi più influenti e prolifici del panorama rock internazionale.
75 anni compiuti a febbraio, dopo un primo disco di esordio, la svolta artistica arriva nel 1970, a partire da un annuncio che Steve stesso pubblicò sulla rivista Melody Maker. Era alla ricerca di un gruppo che andasse oltre i soliti schemi e si potesse spingere nell’esplorazione di nuovi territori, verso una commistione di stili musicali differenti. Gli rispose un giovane musicista, ancora pressoché sconosciuto, ma visionario come lui, che di nome faceva Peter Gabriel. Nacquero così i Genesis… e quello che è venuto dopo, è entrato di diritto nella storia della musica mondiale.
Steve rimase con i Genesis fino al 1977, quando, a causa di dissidi interni relativi alla scelta dei pezzi per un nuovo disco, decise di lasciare la band.
Con una dozzina di album insieme ai Genesis e più di altri 40 da solista al suo attivo, Hackett è un interprete eclettico, che passa in assoluta scioltezza dalla musica classica al progressive rock, dal pop-rock al rock sinfonico. Non a torto è considerato un vero talento musicale, tanto da essere stato inserito nel 2010 nel Rock & Roll Hall of Fame.

Agli Arcimboldi si presenta in formazione classica progressive-rock, con Roger King alle tastiere, Jonas Reingold al basso, Rob Townsend per sassofono, flauti, tastiere aggiuntive, Craig Blundell alla batteria, e un carismatico Nad Sylvan alla voce, tutti professionisti di un livello tecnico ed espressivo esagerato.
Alla chitarra solista c’è ovviamente soltanto lui, il maestro, il genio che ha inventato il tapping, reso poi popolare da Eddie Van Halen, quel martellamento di più dita sulla stessa corda, utilizzando i tasti della chitarra come un pianoforte.
Il concerto incomincia alle 21 spaccate con People of the Smoke, uno dei pezzi dell’ultimo album di Steve Hackett. Subito dopo segue The Circus and the Nightwhale, in bilico tra progressive-rock e rock sinfonico. Ci vuol poco per accorgersi che la bravura di Steve è straripante, talmente coinvolgente da mandare in estasi il pubblico, peraltro attento, concentrato e silenzioso, come raramente capita di vedere a una esibizione musicale.
A contribuire allo stupore generale ci pensa anche il bassista Jonas Reingold, improvvisando un assolo trascinante, che alterna ritmica e melodia, un pezzo strumentale che richiama alla mente il migliore Jaco Pastorius.
Con The Devil’s Cathedral del 2021 si chiude la parentesi contemporanea, per poi tuffarsi senza sosta direttamente negli psichedelici anni ’70, con un paio di hits tratte dagli album da solista di Steve, e la spettacolare Shadow of the Hierophant del 1975 che segna la fine del primo tempo dello show.
The Lamb Lies Down on Broadway, che dà anche il nome al celebre disco del 1974, apre la seconda parte. Una dopo l’altra scorrono le tracce di uno dei concept album di progressive-rock più famosi di sempre, culminante con una suggestiva ed entusiasmante interpretazione di Carpet Crawlers.
La platea è ormai in un delirio incontenibile, mentre la band riproduce altri quattro brani del doppio album del 1974, per fare poi un ulteriore passo indietro nel 1973, con il disco Selling England by the Pound, primo vero successo della band inglese.
Lo spettacolo si conclude con Aisle of Plenty, con tutti gli spettatori in piedi per una standing ovation strameritata. Dopo pochi minuti e a grande richiesta, Steve rientra sul palco insieme alla band, per regalare al pubblico un buon quarto d’ora di pura adrenalina, con Firth of Fifth e uno strepitoso assolo di batteria di Craig Blundell, per terminare con il medley Los Endos/Slogans/Los Endos.

Tre ore di grande musica, fatta da grandi musicisti, per nostalgici, appassionati, ma persino nuovi adepti, sulle tracce delle atmosfere e delle sonorità tipiche del rock progressivo degli anni ’70. Un genere musicale colto, pieno di influenze sinfoniche e complesse orchestrazioni, forse uno dei più complicati da apprezzare, ma che una volta superata la comprensibile difficoltà iniziale, entra nel profondo, regalando emozioni a non finire.
Stupefacenti gli assoli di chitarra di Hackett, che svetta sempre una spanna sopra tutto e tutti. Con una naturalezza innata riproduce suoni dolci e melodiosi, alternandoli a rabbiose e ridondanti scale psichedeliche. Capace, come solo lui sa fare, persino di virtuosismi inarrivabili, grazie a un uso poco ortodosso dello strumento, a cui fa emettere effetti speciali e rumori incredibili. Semplicemente sublime!
Scaletta
People of the Smoke
Circo Inferno
These Passing Clouds
The Devil’s Cathedral
Every Day
A Tower Struck Down
Assolo di basso di Jonas Reingold
Camino Royale
Shadow of the Hierophant
The Lamb Lies Down on Broadway
Fly on a Windshield
Broadway Melody
Hairless Heart
Carpet Crawlers
The Chamber of 32 Doors
Lilywhite LilithThe Lamia
it
Dancing With the Moonlit Knight
The Cinema Show
Aisle of Plenty
Firth of Fifth
Assolo di batteria di Craig Blundell
Los Endos-Slogans-Los Endos
More info:
Genesis Greats, Lamb Highlights & Solo
Dove: al Teatro degli Arcimboldi
di Milano
Quando: solo il 2 settembre 2025
Chi: Steve Hackett

